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BERGAMO

Com’è fatta la pallina da tennis?

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Si parla tanto di racchette, terra rossa, erba o cemento, di grandi campioni e colpi e sorpresa. Ma il bello del gioco del tennis avviene grazie e soprattutto alla pallina: sì, eccola lì, piccola e indifesa. Ma fondamentale: senza di lei non si gioca.

E allora com’è fatta? In passata era realizzate con pelle, gesso, addirittura con muschio e persino peli di animali. Finché, nella seconda metà degli anni Settanta del 1800 furono introdotte le palle di gomma. Erano bianche o nere, in base alla superficie su cui si stava giocando.

Soltanto nel 1972 ci fu l’avvento dell’ormai iconico giallo, scelto per favorire la visione degli spettatori televisivi.

Oggi siamo arrivati a palle che rasentano la perfezione, obbligate a rispondere agli standard specifici imposti dalla Federazione Internazionale di Tennis. Una pallina standard è di gomma, rivestita da uno strato di feltro solitamente giallo. Deve necessariamente avere un diametro che va dai 6,54 ai 6,86 centimetri, con una massa compresa fra 56,0 e 59,4 grammi. Attenzione poi, queste sono le palline chiamate di «tipo 2» ma esistono anche quelle più dure e veloci, denominate di «tipo 1» per i campi più lenti. E spazio poi a quelle di «tipo 3», ideali per le superfici rapide.

Infine va ricordato che le palline (sempre nuove ad inizio di ogni match professionistico) si cambiano dopo sette giochi dall’inizio dell’incontro (a cui va aggiunto il periodo del riscaldamento). E in seguito ogni nove giochi disputati.

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Autore:cde

Pubblicato il: 14 Settembre 2018

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